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Azzardo, desiderio, tempo ed esperienza

I cestini dei bar e delle tabaccherie italiane rigurgitano di “gratta e vinci”; lungo le pareti dei medesimi locali sfilano allineate slot machine lampeggianti, poca cosa all’apparenza… 40,6 mld di euro nella sostanza su un totale di 61 spesi in giochi d’azzardo.
Tanti sono i soldi che gli italiani hanno consumato nel 2010, molti di più che per vestiti (48,4 mld) e auto (37,8 mld); nel il 2011 si prevede che ne spenderanno 80.

Tale fenomeno può e deve essere interpretato in più modi, al fine di ricostruirne la complessità, la conoscenza della quale è condizione indispensabile per prevederne gli effetti e valutarne l’impatto sulla società, quindi sulla sicurezza del Paese.
Lo strumento utilizzato è una riflessione di Walter Benjamin contenuta in poche pagine all’interno di una raccolta di pensieri dedicati a Baudelaire e Parigi pubblicata in Angelus Novus (Einaudi, 1962).

Il gioco d’azzardo, secondo il filosofo tedesco, è formalmente indistinguibile dal lavoro che l’operaio svolge intervenendo su una macchina; infatti, come ogni lancio di una pallina nella roulette così il gesto dell’operaio legato alla macchina non ha alcun rapporto con il precedente, in quanto ne costituisce l’esatta ripetizione: “Ogni intervento sulla macchina è altrettanto ermeticamente separato da quello che lo ha preceduto quanto un coup della partita d’azzardo dal coup immediatamente precedente; e la schiavitù del salariato fa, in qualche modo, pendant a quella del giocatore. Il lavoro dell’uno e dell’altro è egualmente libero da ogni contenuto”.

Il gioco d’azzardo, per meglio dire gli strumenti del gioco d’azzardo, così come il telaio meccanico o una macchina della catena di montaggio, si impadronisce del corpo e dell’anima degli individui che ne vengono a contatto, obbligandoli ad agire in modo automatico: “vivono una vita da automi, e somigliano agli esseri immaginari immaginati da Bergson che hanno completamente liquidato la loro memoria”.
Queste parole, che hanno trovato una perfetta traduzione in alcune sequenze dei film Metropolis o Tempi moderni, tuttavia non contengono l’intuizione più profonda e di più difficile rappresentazione che emerge nella seconda parte della riflessione benjaminiana.

Considerando il gioco, osserva il filosofo, non tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello psicologico, emerge che, sebbene il giocatore miri al guadagno, “il suo gusto di vincere e di far quattrini non si può definire un desiderio nel senso proprio della parola. Ciò che lo occupa intimamente è, forse, avidità, forse una cupa decisione. Comunque si trova in uno stato d’animo in cui non può fare tesoro dell’esperienza. Il desiderio, invece, appartiene all’ordine dell’esperienza” e “Quanto più un desiderio risale indietro nel tempo, e tanto più si può sperare nella sua attuazione”.

Desiderio, tempo ed esperienza sono gli elementi che costituiscono e articolano l’esistenza di ciscuno, cosicché basta alterare uno dei termini perché il fragile equilibrio del vivere venga distrutto.
Il tempo che separa il desiderio dalla sua realizzazione (fosse anche un tempo infinito), è un tempo che crea, un tempo che il soggetto colma di esperienza.

“Nel simbolismo dei popoli, la lontananza spaziale può prendere il posto di quella temporale; per cui la stella cadente, che precipita nell’infinita lontananza dello spazio, è assurta a simbolo del desiderio realizzato. La pallina d’avorio, che rotola nella prossima casella, la prossima carta… [la prossima moneta che scivola nella slot machine] sono la vera antitesi della stella filante. Il tempo contenuto nell’istante in cui la luce della stella filante brilla all’occhio dell’uomo… è un tempo che non distrugge ma realizza soltanto. È l’antitesi del tempo infernale in cui decorre l’esistenza di coloro cui non è dato compiere nulla di ciò che hanno iniziato” ovvero i giocatori d’azzardo.

Il gioco d’azzardo non ha, per definizione, altra regola che il ricominciare sempre di nuovo, esattamente come il lavoro salariato, questa è la conclusione del filosofo e forse una chiave per comprendere la pervasività del gioco d’azzardo nelle società fondate su questo modello economico.

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